Coi piedi nel lavarone

È la tradizione dei coltellacci.

Siamo nel lungo inverno, al caldo nelle nostre case a Viareggio.
Fuori il tempo è quello delle grandi mareggiate. Forte vento di libeccio
da sud-ovest, che spinge fuori molti appassionati con le tavole da surf, perché le onde che porta sono grandi, potenti, e vive.

Già, e prima o dopo la tempesta passa, di solito il vento cambia proviene da sud, e poi?..è il loro momento, si trasforma in vento di Provenza, in maestrale, e placa le acque..ed è allora che gratuitamente sulla spiaggia si può andar a far scorta di una prelibata delizia…il coltellaccio.

In qualche modo anche tra i tanti simboli di Viareggio, ha ispirato celebri canzoni carnevalesche, il cannolicchio, vero nome del coltellaccio, è un’ ottima pietanza da gustare in saporite pastasciutte o su crostini come antipasto, una vera e propria ricercatezza.

Ma quel che vorrei esporre non è tanto il valore nutritivo del mollusco…ma piuttosto il mondo che c’è dietro la sua raccolta.

Io provengo da una famiglia che ha i coltellacci nel sangue, tra l’ altro.

Insomma dicevo, si è appena placata la tempesta con il suo libeccio, magari col primo maestrale appare anche un timido sole, dunque è l’ ora di preparare i sacchetti, i secchi, mettersi gli stivali.

Sta per straccare.

Le zone buone ormai si sanno, le più rinomate sono quelle della spiaggia appena finito Lido di Camaiore, verso nord.
Con la macchina si cerca parcheggio che di solito in inverno si trova e poi ci si avvia, quasi eccitati, contenti di poter riempire la sacca gratuitamente di squisitezze difficili tra l’ altro da poter acquistare, almeno tanto fresche. Appena sulla spiaggia si cercano i capannelli di persone e ci si avvicina, c’è posto per tutti. E, spesso con i piedi a mollo, nonostante le precauzioni , si aspetta che arrivi l’onda che quando si ritira lascia i suoi tesori a portata di mano.

Cannolicchi, ma anche vongole, paparazze..ed è festa. Spesso c’è una sorta di frenesia nell’ aria intorno al gruppo, e ognuno fa il suo.

E il gioco va avanti per delle ore, nonostante spesso il freddo in combinazione coi panni bagnati lo possa rendere duro. Va avanti insomma finché non si è soddisfatti, poi si prende un po’ d’acqua nel secchiello e si torna a casa, si trova un po’ di sollievo per i piedi rattrappiti e si mettono le prede a spurgare.

C’è da dire che poi ci sono veri e propri “fanatici” che rimangono a raccogliere anche sotto una pioggia battente, che si organizzano con lampade per poter  ” pescare ” di notte…c’è addirittura chi lo fa con la luce della luna!

Poi c’ è tutto il metodo per cucinare, ma questo esula dalle mie competenze e lascio alla fantasia di ognuno il modo più delizioso.

In realtà forse non tutti lo sanno ma i coltellacci si possono fare anche d’ estate col mare calmo.

Ci vuole un mezzo per andare al largo e poi un tubicino d’ acciaio o ferro lungo circa un mt un mt e mezzo, con in cima una punta che poi si fa piatta alla sua fine, lasciando un diametro di circa 1 cm. Bisogna immergersi e, con la maschera, cercare sul fondo, nella sabbia, dei forellini. Sono quelli lasciati dai coltellacci, si deve infilare il ferretto, con la punta ovviamente verso il basso, verticalmente dentro il buco, e poi tirare su con forza, il cannolicchio rimane incastrato nella parte piatta della punta, si estrae dal fondo del ferretto e si mette in saccoccia.

Ma capirete se ne fa uno alla volta, c’è da stare in apnea, si deve avere il mezzo per andare al largo…

Quasi di sicuro è più conveniente aspettare le mareggiate invernali, dove forse insieme ai coltellacci sul mare si può raccogliere anche un po’ di poesia, perché no.

Buon appetito.


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