Epifania a Viareggio!

Forse in molte altre località viveva la stessa tradizione, ma qui racconterò di quel che accadeva la sera del 5 gennaio, ogni anno, per i bambini di Viareggio…finché i buoni o cattivi cambiamenti della realtà cittadina l’ hanno resa impraticabile.
Si parla di bimbi dai 6 ai 10 anni, grosso modo.
Ora, in quei giorni si godeva ancora della scia del periodo natalizio, festività regina per le creature prima dell’ adolescenza.E sarebbe tutto finito il giorno dopo, con l’ Epifania, ma ancora un avventura era da vivere.
Il tepore domestico si fa più intenso nella 2′ metà di dicembre, anche per i grandi ma ancor più per i bimbi…ma la sera del 5 si sfuggeva volentieri a questo comfort..si chiamavano i due tre amici più fidati è ci si preparava, a fare i BEFANOTTI.
Forse in qualcuno che leggerà nascerà un po’ di nostalgia…
Fatto sta che con frenesia ci si msscherava, da cosa, da piccoli poveri, qualsiasi fosse il ceto sociale. Giubbotti strappati sporchi il giusto, un vecchio berretto rattoppato, make up di carbone sul viso, e poi, l’ immancabile cestino.
Veniva scattata qualche foto dai famigliari e poi i pargoli venivano lasciati soli, sulle strade buie con la loro missione da compiere, portare la festa della befana in giro per il paese ( è racimolare qualcosa per i giorni a venire).
Già, funzionava più o meno così, gruppi formati da tre quattro bambini eccitati, avevano un cestino con mandarini, dolci e caramelle…E girovagando suonavano i campanelli..E non era come adesso..la gente rispondeva apriva..siamo i befanotti..fieri i bambini..e iniziavano a cantare intonati quanto potevano le canzoni classiche di quella festività…che qui riporterei..se anch’io non le avessi dimenticate nel corso degli anni.
C’era una breve presentazione, a volte qualche foto, e magicamente il cestino si arricchiva, ovvero qualche dolcetto se ne andava, ma come per magia apparivano monetine, a volte banconote.
Ma al di là degli affari, quest’ annuale esperienza era per i bambini una possibilità di vivere da soli la notte della città, confrontarsi con sconosciuti spesso superare le proprie paure. E mettere qualche soldino da parte.
E poi c’ erano avventure nell’ avventura, imprevisti, potenziali pericoli da affrontare, la territorialità, il senso dell’ orientamento..già, senza cellulari con GPS.
In breve, questa era un’ usanza, tanto cara a tutti noi che l abbiamo vissuta.
E per finire vi chiedo d’ immaginarla oggi, una possibile usanza del genere. Vi fidereste a mandare i vostri figli in giro di notte? Ho proprio paura di no. Ma in fondo non è colpa di nessuno, sono i tempi che cambiano.
Ma per i bambini, soprattutto, cambiano senza che loro ci possano fare molto…E allora un altro tipo di domanda sorge..stiamo andando nella direzione giusta, in cui i piccoli non possono sognare interagendo col reale ma solo di fronte alla tv e trasmissioni senza senso.
A volte si dice che stavamo meglio quando si stava peggio…beh..quasi di certo i bambini la sera del 5 gennaio stavano meglio ed erano più vivi e sognatori, nonostante a casa non ci fosse ad attenderli uno schermo da 52″.


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